Accadde domani

ACCADDE DOMANI – VIENNA APRE UNA STRADA
Memoria: ricordiamoci di dimenticare
e lasciamo perdere il culto della ripetizione

Dimenticare tutto. Parole difficili da pronunciare, per una generazione che è cresciuta sotto l’imperativo della Memoria. Parole davvero arrischiate, apparentemente impossibili, se il giorno scelto per proclamarle è il 27 gennaio e le settimane per ripeterle sono quelle del cosiddetto mese del ricordo. Parole da non credere e a cui non siamo abituati, quando vengono da uno delle più autorevoli istituzioni ebraiche europee.
Eppure è proprio questo il tema di una mostra che a partire dalla provocazione del suo titolo, “Dimenticare tutto”, apre una strada, fa circolare l’aria, e capovolge il culto della ripetizione e la sacralizzazione della burocrazia della memoria.
Realizzata in collaborazione fra due grandi musei ebraici, entrambi austriaci, lo Juedische Museum di Vienna e il l’Hohenems Museum, l’esposizione è stata volutamente annunciata proprio il 27 gennaio, mentre dappertutto si celebrava la Giornata internazionale della memoria della Shoah. Ma esibendo, fra le altre, opere di artisti come Arnold Dreyblatt, Dani Gal, Esther Hovers, Brigitte Kowanz, Maya Schweizer, Sigrid Sigurdsson, William Utermohlen, Patrick Zachmann, le curatrici Daniela Pscheiden e Dinah Ehrenfreund-Michler hanno deciso di non fare sconti.

ESTNORDEST – LA PORTA DI SION
Strudel e Sachertorte a Gerusalemme
Ecco i segreti del Cafe Triest

Trieste si sarà pure meritata, come è noto, il titolo di “Porta di Sion”, perché dal suo porto partivano le navi dirette nella Palestina del mandato britannico e poi nello Stato di Israele. Ma è meno noto il fatto che Gerusalemme potrebbe svolgere la funzione speculare di Porta di Trieste.
Caffè che portano il nome di Trieste ce ne sono in diverse parti del mondo. E il poeta triestino Umberto Saba ha dedicato una delle sue liriche a un caffè chiamato “Tergeste” che nelle sue intenzioni doveva rappresentare l’identità di una città tanto complessa.
Ma Giuseppe Colasanto, che da funzionario della Polizia di Stato ha terminato la sua carriera a Trieste, come dirigente della Polizia di frontiera, e in seguito è divenuto funzionario di una agenzia dell’Unione europea lavorando in Giordania e in Libano, si è innamorato di un “Cafe Triest” che ha davvero tutte le carte in regola. Sacher, Strudel, giornali da sfogliare. Poltrone comode e il tempo che non ha fretta di correre.
Tutto per il meglio e niente di tanto strano, se non fosse che questo locale si trova proprio lì dove non ce lo si aspetterebbe… nel cuore dei quartieri cristiani di Gerusalemme.

ACCADDE DOMANI – LA RIVISTA “K.” IN SCENA
Gli ebrei d’Europa in terra sconosciuta
Che spettacolo il giornale che li racconta

Allora possono. Ridere, cantare, ascoltare gli altri, fare proposte senza pretendere di avere tutte le spiegazioni in in tasca. Possono fortunatamente anche loro, come tutti gli altri. La Rivista internazionale “K.”, un’originale miscela fra pubblicazione accademica e stampa divulgativa che settimana dopo settimana affronta da una prospettiva europea e con la massima serietà temi identitari e situazione gepolitica, Memoria, crisi del Medio Oriente e antisemtismo, ha incontrato al Théâtre de la Concorde di Parigi il suo numerosissimo pubblico lasciando da un canto la saccenza e una certa Besserwisserschaft (l’arte di saperla sempre e comunque meglio degli altri) che la contraddistingue e mettendo in scena una rappresentazione travolgente e divertente.
“Ebrei d’Europa: appuntamento in terra sconosciuta”, il titolo dell’appuntamento che ha tenuto con il fiato sospeso una sala gremita, e ha visto alternarsi sul palco del teatro sulla place de la Concorde, giornalisti, intellettuali, musicisti, attori e il maggiore disegnatore europeo, il leggendario autore della serie del “Gatto del rabbino”, Joann Sfar.
E da lì in poi si è proceduto a tutta forza. La forza K. Coinvolgendo il pubblico e alternando alla rigidezza del tradizionale rigore scientifico un senso dell’umorismo cui non si ricorre mai abbastanza nei tempi di crisi, gli organizzatori hanno donato a tutti una serata che è riuscita a riportare l’attenzione sul ruolo delle riviste culturali e in particolare su questa testata che ha sempre mostrato l’ambizione di essere una delle voci più rispettate del mondo ebraico europeo colto e consapevole.

LIVELLI DI GUARDIA – FELIX VALLOTTON
Il grande ritorno dell’artista che per Dreyfus
lasciò il segno contro servilismo e censura

Non c’è mai niente di buono in vista quando, per pochezza o per paura, l’establishment ebraico sceglie di adeguarsi e di appoggiare con il silenzio o con il servilismo le politiche repressive. Abusi di potere e sproporzionato uso della forza sono oggi come sempre un pessimo segnale per le minoranze. Alla vigilia del XX secolo, che già si annunciava con tutti i suoi orrori, fu Emile Zola a rompere la cappa di un intollerabile silenzio sulle prevaricazioni antisemite del processo Dreyfus con il suo celebre “J’accuse”. Negli stessi giorni un artista fuori dagli schemi traduceva in forma grafica e stampabile quella stessa denuncia. Simpatizzante dell’anarchismo, Felix Vallotton trova nell’incisione su legno un mezzo privilegiato per esprimere le sue convinzioni libertarie e contribuire con l’immagine alla lotta contro le disuguaglianze sociali. Tavole come La charge, L’anarchiste o La manifestation denunciano la brutalità delle forze dell’ordine. A partire dal 1894, questo attivismo politico si sposta verso il disegno giornalistico, al quale Vallotton riserva ormai l’espressione del suo impegno a favore di una giustizia equa, fondata sull’uguaglianza dei diritti. Fin dalla sua creazione nel 1897, collabora a Le Cri de Paris, uno dei pochi periodici a chiedere la revisione del processo al capitano Dreyfus, ingiustamente condannato alla deportazione a vita. In prima pagina, Vallotton firma diversi disegni che, come il famoso J’accuse…! di Émile Zola, denunciano questo complotto antisemita. Una rivoluzione nella concezione delle potenzialità politiche della stampa libera e una rivoluzione nella lotta all’antisemitismo. Nel 1902 Vallotton realizza 23 litografie raccolte sotto il titolo Crimes et châtiments (Crimini e punizioni) per un numero speciale della rivista L’Assiette au beurre. In esse vengono denunciati con forza, attraverso le immagini e le didascalie, gli abusi di potere e la sproporzionata severità delle punizioni. Il padrone, proprietario, marito, prete e agente di polizia sono criticati con implacabile severità.
Queste incisioni sconvolgenti che continuano a costituire un monito contro tutti gli autoritarismi tornano oggi alla luce nell’abbagliante esposizione che Losanna, città natale di Félix Vallotton (1865–1925), ospita nella più grande retrospettiva mai dedicata all’artista, in occasione del centenario della sua scomparsa.

ESTNORDEST – TRIESTE INVENZIONE DELLA MIA ANIMA
Un poeta alla ricerca della città
che lo aiuta a scoprire le carte

Ancora solo pochi giorni per visitare, alla Biblioteca statale Stelio Crise della città giuliana, la straordinaria mostra “Trieste, invenzione della mia anima. Ungaretti e Trieste: cronaca di un incontro”.
Nelle scorse ore l’ultima occasione di ripercorrere assieme al curatore Stefano Crise un percorso allestito grazie ai prestiti, forse irripetibili, di due dozzine di archivi e biblioteche ha offerto la possibilità di vedere da vicino e in una luce nuova quello che è stato uno dei massimi poeti italiani del Novecento.
La mostra è realizzata grazie all’impegno della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia e curata da Cizerouno di Massimiliano Schiozzi.
Trieste, invenzione della mia anima è il titolo di un libro mai realizzato, pensato dall’editore Vanni Scheiwiller per documentare il soggiorno triestino del 1968 di Giuseppe Ungaretti. Attraverso il percorso espositivo, tra manoscritti, lettere, video d’epoca e un inedito Ungaretti pop, è emersa una figura complessa e contraddittoria che è possibile interpretare meglio proprio attraverso il suo rapporto con Trieste e i triestini.

Le pagine che vogliamo scrivere

Si fa presto a dire “giornale ebraico”. Ma cosa si intende, davvero, con queste parole?
Difficile trovare risposte chiare e difficile parlare di un progetto innovativo su un segmento dell’informazione, quello dell’informazione ebraica, che appare sempre più in crisi di motivazioni e di lettori.