Dimenticare tutto. Parole difficili da pronunciare, per una generazione che è cresciuta sotto l’imperativo della Memoria. Parole davvero arrischiate, apparentemente impossibili, se il giorno scelto per proclamarle è il 27 gennaio e le settimane per ripeterle sono quelle del cosiddetto mese del ricordo. Parole da non credere e a cui non siamo abituati, quando vengono da uno delle più autorevoli istituzioni ebraiche europee.
Eppure è proprio questo il tema di una mostra che a partire dalla provocazione del suo titolo, “Dimenticare tutto”, apre una strada, fa circolare l’aria, e capovolge il culto della ripetizione e la sacralizzazione della burocrazia della memoria.
Realizzata in collaborazione fra due grandi musei ebraici, entrambi austriaci, lo Juedische Museum di Vienna e il l’Hohenems Museum, l’esposizione è stata volutamente annunciata proprio il 27 gennaio, mentre dappertutto si celebrava la Giornata internazionale della memoria della Shoah. Ma esibendo, fra le altre, opere di artisti come Arnold Dreyblatt, Dani Gal, Esther Hovers, Brigitte Kowanz, Maya Schweizer, Sigrid Sigurdsson, William Utermohlen, Patrick Zachmann, le curatrici Daniela Pscheiden e Dinah Ehrenfreund-Michler hanno deciso di non fare sconti.